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Editoriale

Lo stress del benessere

Se ti senti un po ‘depresso potresti essere in buona compagnia, perché secondo l’Australian Bureau of Statistics la malattia mentale colpisce un australiano su cinque.

Il lato positivo è che la sofferenza associata alla malattia mentale è inferiore rispetto al passato, ma non si capisce se siamo vicini ad affrontarne le cause o se invece ne trattiamo i sintomi.
In ogni caso il crescente costo delle malattie mentali sui posti di lavoro sta attirando sempre maggiore attenzione. Un recente rapporto della Commissione di produttività stima il costo annuale delle malattie mentali e del suicidio per l’economia pari a $ 28,6 miliardi.
Secondo le assicurazioni, le indennità relative alla salute mentale sono oggi la terza maggiore categoria dopo quelle del cancro e del sistema muscoloscheletrico.
Mentre l’incidenza delle lesioni fisiche sul lavoro è diminuita nell’ultimo decennio, le indennità per i problemi di salute mentale sono aumentate.
Molti luoghi di lavoro hanno risposto con programmi di coaching sullo stile di vita, come la consapevolezza e le lezioni di yoga. Se questi sicuramente giocano un ruolo nella gestione della depressione, l’ansia e lo stress, non sono però all’altezza delle esigenze proprie dei luoghi di lavoro stressanti e della necessità di rivalutare la natura stessa del lavoro.
È un grave errore pensare che la precarizzazione della forza lavoro, e la precarietà generale che pervade l’occupazione moderna, non contribuiscano ad aumentare ansie ed insicurezze.
Mentre aumenta il costo della vita, il ritardo dei salari aggiunge un ulteriore livello di stress al lavoro che viene svolto sempre più spesso in isolamento e senso dello scopo.
Nella ricerca del benessere potrebbe essere molto più utile mettere in discussione la natura dei luoghi di lavoro e delle comunità che li rendono incubatori e promotori di malessere.

Editorial

The stress on wellbeing 
If you’re feeling a little depressed you may be in good company for according to the Australian Bureau of Statistics mental illness affects one in five Australians.
The positive side is that the stigma associated with mental illness is less than it was, but t is not clear that we are getting closer to dealing with the causes instead of treating the symptoms.
However, the growing cost of mental illness in the workplace is attracting more attention with a recent report by the Productivity Commission estimating the yearly cost to the economy of mental illness and suicide to be $28.6 billion.
According to the insurance industry mental health claims have become the third largest category after cancer and musculoskeletal claims.
While the incidence of physical injuries at work has fallen over the past decade, the claims for mental health condition have increased.
Many workplaces have responded with lifestyle coaching programs such as mindfulness and yoga classes that have a place in dealing with depression, anxiety and stress, but fall short in dealing with the demands of stressful workplaces and the need to reassess the nature of work.
It is a serious error to believe that workforce casualisation, and the general precariousness that pervades modern employment, does not contribute to enormous anxiety and insecurity.
The lag of wages while living costs soar add another layer of stress to work that is more and more carried out in isolation and sense of purpose.
In the search for wellbeing we may be better served in questioning the nature of workplaces and communities that make them incubators and promoters of ill being.